Mauro De Vito, Due minuti a mezzanotte, Fila37 2018





Protagonista è un commissario di polizia improbabile, ex spacciatore, che pensa che non possa capitare nulla di eccezionale a San Benedetto del Tronto.
Una notte, però, viene trovato il cadavere di un giovane neofascista davanti a un centro di preghiera islamico.
Le tensioni sociali si intrecciano alla propaganda politica e rendono la situazione complicata e difficile da gestire.
Ci sono riferimenti alla guerra civile in Siria e alla partecipazione dei ribelli curdi.
Santacaterina, con gli ispettori Baldi e Costantini, con l’aiuto di un informatore e di una magistrata che non si sa se sia amica o nemica, dovrà affrontare l’indagine...
Mi è piaciuto leggere questo romanzo, anche perché non è il classico poliziesco fatto di intuito brillante e prove di coraggio.

«Mi convinsi che mi avrebbero fatto una memorabile lavata di capo e poi mi avrebbero sbattuto fuori dalla polizia con disonore. Il pensiero non mi inquietava molto, pensavo alla palletta di coca che mi aspettava a casa. Provavo un tale senso di schifo per me stesso che avrebbero potuto dirmi e farmi qualsiasi cosa: non me ne sarebbe fregato un cazzo di niente. Impermeabile a qualsiasi attacco: non si può uccidere un uomo morto. Spensi la sigaretta per terra e mi sistemai sulla sedia. […] Nella testa avevano cominciato ad affollarsi i pensieri del condannato a morte: avrei dovuto trovarmi un lavoro. Sarei finito a mendicare per le strade. Mi sarei rimesso a fare lo spacciatore e mi avrebbero beccato di nuovo. Mi avrebbero mandato in galera. Sarei morto dietro le sbarre, sgozzato da un criminale da mezza tacca. Mi avrebbero stuprato nelle docce come succede a ogni sbirro che finisce dentro.»

(Ale)

Commenti